BUONI PASTO, POSSIBILI 440 EURO ALL’ANNO IN PIù PER LAVORATORE: L'ESENZIONE DALLE TASSE ARRIVA A 10 EURO. COSA CAMBIA E PER CHI

Quest’anno è entrata in vigore una modifica importante per i buoni pasto in Italia: la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici è stata elevata da 8 a 10 euro al giorno. Il cambiamento è stato introdotto dalla legge di Bilancio attraverso una modifica del Testo unico delle imposte sui redditi, che riguarda il trattamento fiscale di questi strumenti di welfare aziendale. In pratica, fino a 10 euro al giorno il valore dei buoni pasto non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettato a contributi previdenziali, rendendo più conveniente il loro utilizzo da parte delle aziende. Rimangono invariati i limiti per i buoni cartacei, che restano esenti fino a 4 euro al giorno e sono di fatto sempre meno diffusi rispetto a quelli digitali, caricati su card o app.

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Un vantaggio non automatico

L’aumento della soglia non implica automaticamente che tutti i lavoratori riceveranno buoni del valore pieno di 10 euro, perché l’erogazione e il valore concreto sono decisi dai datori di lavoro e dalle contrattazioni collettive. Tuttavia il nuovo limite crea un margine fiscale più ampio: in un mese standard con 21 giorni lavorativi un’azienda può erogare fino a 210 euro di buoni pasto elettronici in esenzione, contro i 168 euro prima previsti, senza aumentare l’imponibile dei dipendenti. In termini economici, con una media di circa 220 giorni lavorativi all’anno, il valore annuale dei buoni pasto passa da un potenziale di 1.760 euro a 2.200 euro, con un incremento teorico di circa 440 euro all’anno per lavoratore, se il valore giornaliero viene portato al massimo esentasse.

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Chi è interessato e chi resta fuori

Secondo alcune stime, l’aumento della soglia di esenzione dei buoni pasto coinvolgerebbe circa 3,5 milioni di lavoratori in Italia, di cui circa 2,8 milioni nel settore privato e 700mila nel pubblico, oltre a centinaia di migliaia di imprese che acquistano i servizi e un’ampia rete di esercizi convenzionati dove i buoni possono essere spesi. Tuttavia questi numeri mostrano anche un limite rilevante: resta fuori dall’ambito dei benefici una quota significativa di lavoratori che non ricevono affatto buoni pasto.

A fine 2023 risultavano circa 3,5 milioni gli utilizzatori di buoni pasto in Italia, ma questo dato va confrontato con un totale di dipendenti nel Paese che supera i 22 milioni, il che implica che solo una minoranza gode di questo beneficio. Inoltre, secondo alcune indagini sul campo, per tanti percettori il valore medio del buono (meno di 7 euro nel campione rilevato) copre solo parte del costo reale di un pasto, che in locali convenzionati può superare gli 11 euro, con circa l’80% dei lavoratori che paga di tasca propria tra la metà e l’80% del conto.

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Le differenze tra pubblico e privato

Un altro elemento dolente riguarda la natura contrattuale dei buoni pasto: nel settore privato la loro concessione non è automatica per ogni lavoratore, ma dipende da accordi aziendali o collettivi. Ci sono casi documentati in cui alcuni dipendenti di una stessa squadra non ricevono buoni pasto pur svolgendo mansioni analoghe, perché non è previsto dal contratto dell’impresa. Nel pubblico impiego, e in particolari comparti come quello scolastico, il riconoscimento dei buoni pasto può essere addirittura assente per categorie specifiche come docenti o personale Ata, suscitando richieste di inserimento normativo nei contratti collettivi di lavoro per colmare queste lacune.

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L’opportunità per il welfare

Per i datori di lavoro l’aumento della soglia rappresenta l’opportunità di rafforzare il proprio sistema di welfare interno senza incrementare il costo del lavoro, sfruttando uno strumento già ampiamente utilizzato nelle politiche di gestione delle risorse umane. Il maggiore spazio fiscale può favorire accordi integrativi di secondo livello per adeguare i valori dei buoni pasto alle esigenze effettive dei lavoratori, tenendo conto dell’inflazione sui beni alimentari e dei costi reali della pausa pranzo. Nonostante ciò, la diffusione dei buoni pasto rimane disomogenea e strettamente legata alle scelte contrattuali di ciascuna azienda o settore, con una quota significativa di lavoratori che continua a non beneficiare di questo tipo di supporto quotidiano.

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2026-01-08T18:59:42Z